11 Lug

Fuga di Salvatore D’Adamo 2

Pubblicato da Carlo

Fanno il sopralluogo al Casinò una sera di venerdì. Entra Dado per primo, poi Salvatore e Giuseppe, Bruno e Sisto invece aspettano fuori davanti al chiosco ambulante. Dado infila nel taschino un apparecchio a forma di penna per scrivere:

- Con questo rilevatore a ultrasuoni registro una mappa del locale. Premo il bottone in cima e memorizzo le distanze, così, non appena ho finito, ce ne andiamo.

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11 Lug

Fuga di Salvatore D’Adamo 1

Pubblicato da Carlo

Sal D’Adamo non è uno stinco di santo, ma in generale sono bravi ragazzi; alla fine, chi non ha mai sbagliato nella vita? Quella sera, quando lui accetta l’ultimo lavoro, è l’occasione per chiudere e lasciarsi alle spalle una vita che è non più la stessa. Torna a casa a notte fonda e si china sul letto, prega con le parole che può ricordare, si addormenta e sogna di essere in una cella e in quella vicina c’è Giuseppe Portera. Dopo che in un registro c’è scritto che escono l’uno di settembre, che è il giorno prima, loro lasciano le celle e si vedono come per la prima volta, perché Sal dice a Giuseppe che non è tanto alto, come fanno alla fine tutti quelli che lo conoscono.
Il sogno termina a questo punto, ma continua da un altro; si trovano nelle celle numero 19 e 20, a parlare di donne.

- Sal, la donna, quando ti piace di più? Ti piace quando parla?
- No.
- Ti piace quando si spoglia?
- No. Sì ma no; quando ride.

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6 Mar

Serata speciale (terza parte)

Pubblicato da Carlo

SERATA SPECIALE

Terza parte

La ventiquattrore nera di pelle coi ganci di chiusura d’acciaio è lì accanto alla cassetta blu delle bottiglie vuote di acqua minerale.

Ada è lì anche lei, perché quella di solito è la sua parte del bancone. E’ felice; dopo che Bronzina le ha regalato una rosa, se l’è messa nei capelli e radiosa sorride ogni volta che la guardano.

Lorenzo ed il venditore di lenti colorate appena risaliti dalla toilette fanno il giro dietro al bancone e si avvicinano alla radio.

-          Aspetta, che sentiamo come va Coyote e gli altri, – dice Lorenzo, ed accende la radio. – Ehi, voi! belli viaggiatori cosa fate?… passo. Leggi tutto..

6 Mar

Serata Speciale (seconda parte)

Pubblicato da Carlo

SERATA SPECIALE

Seconda parte

Il venditore di lenti colorate si avvicina alla radio e Lorenzo fa ok: ha aperto la radio, riceve.

Il camionista:

-          Non sono sicuro, sembra quello che l’altra volta mi ha rubato le chiavi.

-          Indiano, arrivano tizio e Coyote e con la mia auto gialla… passo.

Trenta secondi.

-          Li vedo.

-          Ehi! da solo non basti hai bisogno d’aiuto non fare l’indiano… passo.

Trenta secondi.

-          Già, ora chiamo rinforzi.

-          Bene… passo.

Sui canali della radiotrasmittente si sentono altre voci. Indiano descrive il furgone; qualche collega camionista sta percorrendo lo stesso tratto di autostrada, chi più avanti e chi più indietro. Leggi tutto..

6 Mar

Serata Speciale (prima parte)

Pubblicato da Carlo

SERATA SPECIALE

Prima parte

Nell’autogrill, con giacca muschio e pantaloni blu un uomo di circa quarant’anni cammina fino al bancone del bar, posa a terra la valigetta da rappresentante di commercio, si siede sullo sgabello cromato e ordina da bere. La barista lo serve senza parlare, però si vede che è infastidita dalle macchie che rimangono sul bancone.

Trascorsi alcuni attimi in silenzio, l’uomo le racconta che vende lenti colorate, lei allora incuriosita gli chiede perché  e l’uomo le dice che vende lenti colorate per vedere il mondo più bello, dopodiché, siccome è entrata nuova gente, lui osserva la ragazza e lei fugge lo sguardo verso un altro cliente.

-          Torno subito – gli dice asciugandosi le mani nel grembiule. Leggi tutto..

2 Feb

Nove millimetri

Pubblicato da Carlo

Ecco il punto. Nove millimetri non sono solo il calibro della pallottola che doveva colpire Salvatore Dadamo, sono anche la distanza che separa la traiettoria dell’ogiva dal suo orecchio. Più precisamente, corrisponde alla proiezione di quella minima deviazione che lui, Dadamo, ha impresso alla pallottola anteponendo la mano al volto, nel momento precedente allo sparo. Insomma, per dirla breve, Sal, quando ha capito che quell’altro lo mirava per farlo fuori, ha messo avanti la mano un attimo prima che il cane della pistola scendesse sul culo della cartuccia, e così facendo ha deviato il colpo di quel poco che basta per scampare la pelle. Risultato: tanto spavento, una bruciatura all’altezza dell’osso della mano sinistra e un sibilo continuo all’orecchio. Niente male, in quanto a fortuna e prontezza di riflessi. Solo un attimo prima. Un millesimo di secondo prima che il cane della poistola battesse sul culo della pallottola. Considerato che il Dritto non ha mai sbagliato un bersaglio, vien da pensare a un miracolo. Tanto è vero che lui stesso, il sicario, è rimasto sbigottito, perché non capiva se fosse andato a centro oppure no, perché capita raramente, ma capita, che uno venga colpito e non si accorga subito. Fatto certo, però, è che Dadamo non è rimasto a riflettere e s’è squagliato; d’altronde è sempre disarmato e questa cosa la sanno tutti, quindi non era proprio il momento di star lì a chiedersi cosa cavolo era successo. Lui aveva deviato il colpo e, cavoli! era un gran cosa. Questo spiega il lungo sonno ristoratore e parimenti spiega quel sogno strano, pur senza negare che strani i sogni lo sono sempre, e spiega che adesso un cambiamento della sua vita è più che mai plausibile; chi di noi, infatti, non cambierebbe vita, sapendo che è stato graziato dalla fortuna? Sono anche ammissibili la sua inquietudine, le parole che ha rivolte a Giuseppe Portera, il diniego alla proposta del Lossi e il rifugio, nella vecchia casa dei suoi, sul versante tramontàno di quel ramo comasco del lago.

30 Gen

Hotel Millelaghi

Pubblicato da Carlo

Non si sentono rumori nella casa e la strada di fronte è tranquilla, per essere soltanto di giugno; al solito, infatti, per avere silenzio di fronte al ramo occidentale del lago si devono aspettare almeno l’ultima domenica di luglio e i primi pomeriggi d’agosto.
Mentre Dadamo dorme, bussano sul vetro della vecchia porta nel retro della casa; bussano ancora un paio di volte prima che lui si alzi dal letto e con passo tranquillo vada ad aprire.
E’ il Lossi.
- Oheh! ciao, sono venuto a sapere che ieri sera ti han tirato il colpo quelli là. Io guarda che non lo sapevo!
- Erano amici tuoi – dice Dadamo con voce stentorea fissandolo.
- Sì però credimi.
Salvatore Dadamo gonfia il petto e la canotta bianca di cotone elasticizzato, per sbuffargli in faccia:
- Sono stanco. Torna domani.
- Senti, hai ragione; allora facciamo così: io sto qui all’hotel Millelaghi, e se decidi che cambi opinione vienimi a trovare. E a proposito, con quelli che ti han fregato non faccio più affari perché ci ho chiuso anch’io.
Senza avere risposta, il Lossi se ne esce lento dalla casa, affrettandosi poi ad attraversare il viottolo del giardino, dove strappa una melina selvatica da una fronda esposta al sole, e dopo che ha passato il cancello si volta per guardare le finestre e vicino ai muri laterali di cinta le piante di vite imbiancate dal gesso. Si incammina sicuro per il marciapiede, mentre rigira un paio di volte la melina tra le dita e la getta quasi di nascosto tra il muretto di una casa e una siepe sporgente di oleandro.

Per essere affidabile, il Lossi è un tipo affidabile, ma non è tutto oro colato quello che dice. Se gli chiedi di guardarti un momento l’auto, te la guarda, e non te la porta via. Se però gli chiedi di spiegarti che cosa ha visto, stai pur certo che non lo saprai mai. Puoi dire di lui che è una brava persona, con anni di studio alle spalle; prima ragioneria, poi meccanica, poi consulente aziendale di un certo tipo; infine, sulla soglia dei nove lustri, promotore finanziario di prodotti assicurativi ad alto rendimento, licenziato in tronco, dopo due anni, per ecccesso di zelo perché condiva prodotti finanziari già per loro natura rischiosi con sue proprie cedole personali che riscuoteva personalmente in anticipo lucrando sui margini netti della compagnia. Una cosa talmente complicata, che è difficile star qui a dirne senza un minimo di esperienza. E qui l’esperienza conta, perché il difficile di tutta la questione è mantenere promesse a lungo termine su prodotti di carta che impiegano capitali umani e finanziari, senza spiegare, che dove uno ci guadagna così tanto, l’altro ci perde. Era proprio un lavoro adatto al Lossi; finalmente aveva trovato il suo mestiere. Allora, dopo che l’hanno licenziato senza fare tanto clamore, senza cioè che i clienti lo sapessero, il Lossi s’è impiegato presso un ufficio dell’ambasciata di un paese straniero, di cui non si è mai saputo, e rimasto definitivamente senza lavoro ha deciso che era arrivata l’ora di mettersi un proprio, ed è così che ha messo insieme la banda. Le cose andavano bene, si portava a casa il necessario per noi e perfino il più che necessario per la sua dolce metà, fino a che lui ha convinto Pepito a farlo procuratore e gli ha organizzato un incontro che sarebbe stato l’ultimo walzer per tutti. Secondo lui era il colpo del secolo, secondo noi invece era un colpo da KO. Così è stato. E tutti e sei, noi, ci siamo persi di vista per un po’. Il Lossi poi si è messo a trafficare coi nuovi arrivati, quelli che hanno fregato Salvatore Dadamo. "Non sono gli umini a tradire, ma i loro guai", si dice; difatti, era sempre stato, che per via di sua moglie, che voleva un tenore di vita come i vecchi tempi, lui non capiva più niente e quella testa fina che aveva diventava un pallottoliere di numeri che non smettevano più di girare; ma il Lossi non aveva più vent’anni, e come faceva a portare a casa ori e gioielli con quei lavoretti che faceva fare a noi sei, il Perti, il Dado, il Torfo, il Brunnio e il Siso, cioè noi della squadra?
"Sic transit gloria mundi" si dice in questi casi, ed è così che siamo arrivati al punto della prossima puntata.

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15 Gen

Giugno meridiano

Pubblicato da Carlo

Giugno meridiano

- Prendo una bici e vengo a vedere dove sei.

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2 Ott

Plus omnia mundi

Pubblicato da Carlo

Plus omnia mundi

Ho lasciato la bicicletta giù là in fondo e adesso ci vorrebbe troppa strada per andarla a prendere, perciò sono qui che continuo a piedi e per adesso non faccio fatica.
Non ho chiaro un discorso, in questo posto l’aria è buona e si respira bene, non c’è quel solito affanno di quando si affronta una strada che sale come una collina o una montagna e non si è abituati. Parlo bene ma dev’essere questo posto, e siccome sono sicuro che mi ascolti, approfitto per fare due chiacchiere. Aspetta, scusa, c’è qui uno qui… vuole, dice se ho una sigaretta… … No, non fumo, e poi non vedi che stavo parlando?
Scusa voleva una sigaretta, non so da dove sia sbucato fuori, io non me ne sono nemmeno accorto.
Avevo una domanda da farti. Quando tu dici… Scusa ancora un momento… … Non ce l’ho la sigaretta! Cosa, uno spicciolo?… A cosa ti serve, cosa te ne fai in questo posto? No, dai! ho detto che non ti serve. Lasciami parlare per piacere. Ciao.
Scusa era quello di prima. Comunque era proprio di questo che volevo parlare. Tu dici: "Se uno ti chiede, dai". E guarda un po’, proprio ora veniva che voleva una sigaretta e uno spicciolo. E’ questo che volevo: come faccio quando uno chiede a dare, dato che non so cosa se ne fa e nemmeno se gli fa bene, come faccio? Eccolo di nuovo!… … Cosa vuoi adesso? L’anguria? non ce l’ho l’anguria! Cosa vuoi? Non ce l’ho soldi, cosa te ne fai? Ah! vendono l’angurie; e dove? Laggiù?!? Comunque ti ho detto che non ce li ho.
Scusami per la terza volta, se n’è andato. Allora stavo dicendo che per esempio proprio in un caso come questo non lo so come comportarmi: cosa dovrei fare? Sembra che tu dici di non preoccuparsi di nulla e dare senza domandarsi nulla. Ma io come faccio… … Di nuovo?!? Dai!!! ma scusa!!! ti ho detto che sto parlando!!! ancora cosa vuoi?!? Un’anguria una sigaretta e un soldo?… Sì, e dopo, vuoi altro?!? Una gomma, vuoi anche una gomma. Guarda, scusa, non mi arrabbio perché non voglio arrabbiarmi, però, dai! non insistere; queste cose che tu mi chiedi non le ho, prova a chiederle a qualcun altro. Scusa poi, mi vuoi dire cosa te ne fai? Hai fame. E hai sete. Invece la sigaretta a che cosa ti serve? Aha! lo vedi? se ti dò la sigaretta tu ti accontenti eh! Dai! guarda, è meglio che non insisti. Stavo parlando prima che tu arrivassi ed era una cosa importante, e adesso non so più se mi ascolta ancora; tu e le tue sigarette! Quando mi stavi chiedendo proprio le stesse cose, io dicevo che non lo so cosa devo fare, se devo dare o non devo dare. Eh! sì! tu mi dici che devo dare, eh! per forza! tu sei interessato!!! Figurati se mi dicevi di non dare! Guarda che io prima di venire qui ho lavorato! Cosa??? Ancora??? Senti io non lo so cosa devo fare con te! Prima mi chiedi una sigaretta, poi mi chiedi uno spicciolo, poi mi chiedi un’anguria. Non ti posso dare niente. Perché, perché… non ho niente di quello che mi chiedi. Se ce li avevo te li davo; sì, te li davo! Tu non so cosa ne avresti fatto, però io te li davo. Ma siccome le cose che mi chiedi non le ho… Sì puoi camminare con me; fino a quando vorrai, va bene. Sì; quando sarai stanco vorrà dire che ci fermeremo.

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5 Mag

Noi siamo i giganti

Pubblicato da Carlo

- Pepito-pito-pito-pito-pito-pitoo pii…

Salvatore Dadamo pedala per i sentieri di quell’angolo di purgatorio, e intanto canticchia, col suo modo stonato, e allorquando incontra un fiore o due sorride.
- Eh, già, Pepito, noi siamo i giganti.

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23 Apr

Dadamo e Portera

Pubblicato da Carlo

- Vedi, mi ero messo in mente, dato che eravamo qui, di tenere qualcosa per me. Qui non siamo in paradiso come noi avevamo creduto, questo è il purgatorio. Quei pensieri, che sono stati pensieri che non servivano a niente, non potevano venire in paradiso. Possono dispiacere di più, di tanti altri che hanno un utile ritorno, di denaro o di prestigio. Ma qui ci sono ancora distrazioni che dobbiamo ancora sciogliere e dimenticare, e ogni cosa, che noi vogliamo, si conforma. E, allora, qui dipende ancora da noi, e dalla nostra libera scelta. Di là, invece… Di là, sono sicuro che sia tutto più semplice.
- Eh! però, come parli bene, Sal!
- Eh! se bastasse questo! Ma non basta, non basta, ci vuole ben altro.
- Eh! dai! Guarda ancora che bel cielo, Sal!


- Oh! Pepito, una volta fatto tutto il lavoro del bozzolo, la farfalla deve escire fuori. E’ faticoso uscire fuori, ma ne siamo capaci. Il bruco lascia il bozzolo che con tanta fatica ha costruito e diventa farfalla. Anche la parola lascia il proprio involucro e diventa vera bellezza. Il bozzolo così importante diventa di nessun valore e può essere solo traccia della bellezza.
- Sal, tu sei un mito come Tony Manero!
- Eh! magari!
- Davvero!
- Esagera!
- Ti dovrebbero dare un premio!
- Il piripicchio d’oro.
- Sei fortissimo, Sal!
- Anche tu.

- Comunque, ora che sei arrivato ci salutiamo.
- Ma tu non vieni?
- Eh! no.
- E adesso dove andrai?
- Ormai, che ci sono, rimarrò qui.
- Per quanto?
- Ancora per un po’.
- Potrò venire a trovarti?
- No Pepito, oltre quella porta sarai così abbagliante, come nessuno.
- Saprò quando verrai?
- Saprai tutto.


- Sal?! Oh! Sal?!
- Eh!
- Perché non sono venuti gli angeli?
- Perché sei timido.
- Davvero??
- Non lo so, Pepito, era tanto per dire.


- Però non fa niente. Sono contento che mi hai accompagnato tu.
- Ciao Pepito.
- Ciao Sal, stai tranquillo, andrà tutto bene.

21 Apr

Il bosco dei cuori turbati

Pubblicato da Carlo

- Non essere preoccupato.
- Eh?
- Non essere preoccupato.
..
..
- Perché?
- Cosa, Sal.
- Perché mi hai detto Non essere preoccupato?
- Non ho capito, Sal.
- Perché me l’hai detto?
- Perché non mi sembrava tanto bagnato.
- Che cosa?
- Così, tutto quanto.
- Tutto quanto, che cosa?
- Non capisco, Sal
- Tutto quanto. Che cosa?!
- Ho detto: tutto quanto, Sal; tutto quanto, non è molto bagnato… Per il popo’ di diluvio che è venuto giù prima, non è molto bagnato.


- No. Tu hai detto: Non essere preoccupato.


- Io??!!

- Ma Sal, scusa, cosa vuoi dire?
- Tu, l’hai detto tu! Sei tu che…
- Ma cosa, Sal?! Chi?!
- Tu hai detto
- Non è tanto bagnato, Sal. Anche se ha piovuto forte, in giro non è tanto bagnato.

- Eh!… scusa Sal.

- Ma insomma tu cos’avevi capito?

- Oh! Sal?!
- Ma niente.



- Avevo sentito che mi avevi detto: Non essere preoccupato.
- Io?!
- No, un uccellino che passava!
- Eh! scusa Sal, ma non ho detto così.
- Va bene.


- Se sei preoccupato, è un altro conto.
- Non sono preoccupato!
- Ok, scusa Sal.
- Sono preoccupato, ma tu non lo potevi sapere.
- No, Sal, non lo sapevo.
- Infatti. Non lo sapevi.

*
- Prima, quando ci siamo fermati sotto quel capanno, per via della pioggia…
- Sì, prima.
- Ecco, vedi… Prima… dopo che avevi visto sull’albero le vostre iniziali… dopo che ci siamo fermati… Ho pensato a una cosa, e mi è rimasto il pensiero, che mi impegnava tanto, così tanto che non so nemmeno quanta strada abbiamo fatto…
- Ne abbiamo fatta parecchia, Sal. Abbiamo preso in direzione del Bosco dei cuori turbati, dove c’era il cartello e tu come l’hai visto ti sei messo ad andare più forte. E poi non so com’è, ma ci siamo ritrovati al punto di prima, dove m’ero fermato a fare la pipì davanti al mio albero.
- Addirittura! Vedi, allora si spiega.
- Cosa, Sal?


- Che m’ero messo in testa di andare al bosco dei cuori turbati, e di andare a scrivere il mio nome sull’albero.
- Sull’albero?
- Sì, Pepito, sull’albero.
- Il tuo albero?



- Scusa. Sal, ma non ti capisco.
- Sì, hai ragione, Pepito. Prima, dopo che tu avevi trovato i vostri nomi e che io non avevo trovato il mio, ho pensato: Ci dev’essere un altro posto, dove sono scritti gli altri amori.

- Ho pensato: Se arrivassi fino là, potrei mettere il mio nome. E dopo mi ricordo solo di aver visto il cartello che indicava il bosco dei cuori turbati, e di aver pensato che forse potevo andare là. Massì! non sarebbe servito a niente, perché, tanto, a noi, ci hanno spediti quessù, e quindi a cosa sarebbe servito? Poi, comunque, non credo che sarei stato capace di farlo. Oppure… forse…

- Forse… l’avrei fatto, tovandomi proprio là davanti. E’ che avevo paura. Ma non si può; quello che tu mi hai detto, che abbiamo girato intorno, vuol dire che non possiamo arrivare fino al bosco dei cuori turbati; ma tu sì; non potevo arrivare io fino là, siccome ero in pensiero per pensare a questa cosa, che sarei potuto andare là e scrivere il mio nome…

- Sì, questo non si può fare. Come te, anche ciò che è scritto quassù nel bosco dei cuori turbati, è scritto per sempre. E se tu non mi hai detto le parole che ho sentito, che non dovevo essere preoccupato, è come se mel’avessi detto. Perciò grazie.
- Prego Sal!
- L’hai detto tu: Ogni amore è scritto in cielo…
- Sì, Sal.

- Allora, Sal, te lo dico per davvero! Non essere preoccupato.
- Grazie, Pepito.

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19 Apr

Bello somarin (Yellow submarine)

Pubblicato da Carlo

I nostri due amici, pedala e padala, guardano un po’ in giro, un po’ sono taciturni, e Pepito si mette a intonare una canzone. Pare che sia in effetti molto portato per il bel canto, che abbia una grande vena melodica, però non conosce bene le parole, e probabilmente non sa l’inglese, tanto che, la canzone è senza dubbio Yellow submarine dei Beatles, ma le parole…

- Vi-vo lì, col mio bello somarin… bello somarin… bello somarin…

- Tai-ta-taa ta-taita-taa…



- Ma secondo te, Sal, tutto questo chi lo comanda?
- Tutto questo, cosa.
- Tutto. Il cielo. Che bel cielo. I prati, la terra, i fiori, le piante…
- Hai visto là?
- Cosa?
- Guarda, le paperelle! Quack!…

- Guarda là… le pecorelle! Beee!…
- Oh! Sal!
- Eheh! scusa… M’è venuta così.


- Ci sarà un padrone di tutto questo, Sal.
- Gia! Non me lo immagino un mondo senza padroni.
- Un padrone che… Di tutto questo che….

- Magari il padrone di tutto, non c’è nessuno più in alto di lui.

- Tu cosa dici, Sal?
- Boh!
- Ma… Sal… certe cose stanno più importanti di altre…
- Per esempio?


- Non so, Sal.
- Hai ragione. Certe cose sono più importanti di altre.
- Sì Eh!
- Eh! gia! Per esempio, la famiglia.



- La famiglia è più imortante.
- Di cosa, Sal?
- Più importante di me e di te. E’ sopra.
- Sopra dove?
- E’ sopra, sta sopra, tra noi e il padrone di tutto, per esempio.
- Ah! ho capito, Sal.
- Hai capito?
- Sì, Sal. E sopra?
- Sopra, dove.
- Sopra la famiglia c’è il padrone di tutto?
- Eh! Beh! certo! Sì! Che cavolo!
- A
- Hai capito?
- Sì, Sal.

- E il pugilato dove sta?
- Cosa c’entra??!!
- Scusa Sal…



- Sal…
- Oh!
- Sal, se sopra c’è il padrone di tutto, il pugilato è sotto, anche il pugilato.
- Beh! che domande! per esempio sì.
- Sai un sacco di cose, tu, Sal.

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19 Apr

Ogni amore è scritto in cielo

Pubblicato da Carlo

E così, i nostri due perduti eroi giungono nei pressi di un boschetto di castagni, larici e abeti. Pepito si ferma per fare pipì davanti al primo albero che incontra, e così Sal fa lo stesso. Pepito, mentre espleta il suo bisogno, vede qualcosa…

- Saaal!… Oh! Saaal!
- Ooh! Che c’è?
- Sal! c’è il cuore!
- Eh?!
- C’è il cuore. Sal!… P e G! Sal!
- E allora?
- Sal! P sono io, e G è…
- Chi è?!
- G è…
- Chi è?

- Oh! Pepito!
- G è Gemma!
- Chi è Gemma?
- La mia fidanzata!

- Sal! L’abbiamo scritto tanti anni fa… Eravamo solo un ragazzo e una ragazza…

- Sa! lo sai come si dice, che l’amore è scritto in cielo…

- Sal!…

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18 Apr

Pepito Portera v/s Nanni Caltrame (lo spagnolo)

Pubblicato da Carlo

Pedala, pedala, Salvatore D’Adamo è avanti di circa cento metri, mentre Giuseppe Portera segue cantando. Percorrono un sentiero di terra battuta dove alzano poca polvere, e ci sono ciuffi d’erba di qua e di là e a lato grandi prati immersi in luce chiara e cangiante.

- Aa le canzonii, son come i fioorii, fioriscono sooolo i sogniii…
a noi non resta, che svriverle in fretta, perché poi svani-scono… e non si ricooor-dano piuu…

- Ta-ta-tataitaa… Ta-ta-tataitaa… Ta-ta-ta-taa-ita-taa…

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15 Apr

La fuga di Salvatore D’Adamo e di Giuseppe Portera

Pubblicato da Carlo

La fuga di Salvatore D’Adamo e di Giuseppe Portera

- Ehi! Sal!
- Oh!
- Ho trovato un diario, Sal!
- Un diario? e dove?
- Qui
- E di chi è?
- Diario del Panitanzario.


- Mai sentito


- Ehi! Sal!
- Oh!
- Sal, ci sono delle storie.
- Di che tipo?
- Non so Sal… Per esempio c’è la storia di uno che ha le allucinazioni.
- Ah! e chi è?
- Boh!…


- Sal?!
- Eh!.
- Sal! A me sembra il Magnalossi.
- Chi?
- Il Magnalossi.


- Ah! Ho capito.
- Cosa, Sal?
- Quello è di Milano!!
- Chi?!
- Il Magnalossi. Quello è di Milano.
- E allora?…
- E allora, lo sanno tutti…
- Cosa?!
- Che a Milano la coca è nell’aria!
- Nell’aria, Sal?
- Come l’inquinamento.
- Hai fatto bene a dirmelo, Sal.


- Sal!!
- Sì?
- Ci siamo anche noi.
- Dove?
- Sul diario.
- Come il Magnalossi?
- Già! Siamo proprio noi, Sal.
- Ah!…Ma come ci siamo finiti?
- Non lo so, Sal. Tu dici che se n’è accorto?
- Probabile.
- Cavoli, Sal!
- …
- Però, Sal, siamo proprio noi.
- E che ci facciamo, noi?
- Boh! Sal. Però dice che siamo usciti l’11 settembre.
- L’11 settembre?? Era ieri!
- Sì! Era ieri.

- E adesso?
- E adesso, cosa?
- Adesso cosa facciamo?

- Sal?!…
- Non lo so.

- Guarda un po’ se da te è aperto.
- E’ aperto, Sal!
- Allora usciamo.


- Sal!!!
- Oh! Eccomi!
- Ehi! Sal!
- Eccomi!
- Ehi! Sal! Allora, cosa racconti?
- Boh! E tu?
- Insomma…
- Come va?
- Bene, Sal. E tu?
- Bene grazie.


- Insomma… Sal…
- Insomma. Eccoci fuori…
- Già. Eccoci fuori.
- Allora? cosa racconti?
- Boh! ti facevo più alto.

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3 Feb

Help!… 3

Pubblicato da Carlo

Adesso metti un altro punto sul foglio; quello che ti viene in mente o qualcosa che ti ha interessato. A me ad esempio piace l’azione, così penso a un poliziesco. Oppure potrebbe essere una storia romantica.
Vicino a questo punto scrivi per esempio: Poliziesco; oppure: Storia romantica. Unisci questo punto con gli altri due. Hai ottenuto un piano del racconto. Adesso sulle linee che uniscono questi tre punti scrivi ciò che vuoi. Su una linea hai già scritto ciò che la fantasia ti suggeriva; ora, sulle altre due linee appena tracciate, fai lo stesso. In pratica hai tre punti ben definiti e tre linee che uniscono questi punti.
Dove hai messo il terzo punto? Lo hai messo alla stessa distanza dagli altri due? Se lo hai messo alla stessa distanza, hai ottemuto un triangolo all’incirca equilatero, cioè coi tre lati uguali. Se invece hai messo il punto più lontano, hai un lato più lungo e due più corti. Quindi, se vuoi raccontare i tre argomenti allo stesso modo, dando cioè la stessa importanza a tutti e tre, li metti alla stessa distanza; se invece preferisci parlare di più dell’indagine poliziesca, metti il punto Poliziesco ad una distanza maggiore, e così le linee che lo congiungono agli altri due punti (Ambiente e Inchiesta Tv) saranno più lunghe. Sulle linee più lunghe metti più cose che la fantasia ti suggerisce. Questo schema è il piano del racconto.

2 Feb

Help!… 2

Pubblicato da Carlo

Qual è un punto che si potrebbe prendere per cominciare? A me ad esempio era venuto in mente l’Ambiente. In particolare, quel fatto della nave arenata vicino alle coste inglesi: una nave carica di merci inclinata da un lato. Questo è un punto. Posso scrivere di questo e ne posso scrivere su una qualunque superficie, perché un punto solo non dovrebbe definire alcuna superficie particolare. Posso perciò raccontarlo nel modo in cui voglio.
Allora racconto del carico che ogni tanto finisce in mare e della gente che sulla spiaggia apre le casse e prende tutto ciò che c’è dentro; oppure mi posso infervorare per l’ambiente per il carico di carburante e di prodotti tossici riversati nel mare. Posso scrivere a ruota libera.

*

Ma in questo fatto c’è un altro punto che mi interessa, e cioè il modo in cui la stampa ne ha parlato. Allora metto quest’altro punto e lo collego al punto dell’Ambiente. Così avrò una storia che parla della nave col suo carico di carburante e di rifiuti tossici e che parla del mondo dell’informazione. Unendo questi due punti, cioè l’Ambiente e l’Informazione, ottengo una linea, che in geometria è una e una sola linea retta che passa per due punti. Nel nostro esempio, questa è una linea del racconto, cioè: Il disastro ambientale provocato da questa nave e sullo sfondo il modo in cui i mezzi d’informazione ne hanno parlato (oppure: La storia di una emittente televisiva che indaga sui rifiuti tossici trasportati da una nave incagliata vicino alla spiaggia, ecc, ecc.).

*

Esercizio: prendi un foglio vecchio (anche già scritto) e fai un punto. Scrivici vicino: Ambiente.
Fai un altro punto alla distanza di circa due o tre centimetri, e scrivi vicino: Informazione (oppure Tv, oppure Inchiesta; come vuoi tu).
Unisci i due punti con una linea retta. Su questa linea che hai tracciato puoi scrivere quello che la fantasia ti suggerisce.

2 Feb

Help!…

Pubblicato da Carlo

Per prima cosa hai bisogno di una matita e di un temperino. Poi alcuni fogli usati (non c’è bisogno di fogli nuovi perché non devi fare un capolavoro).
Metti la matita sul tavolo davanti al monitor e puoi cominciare.

*

“Un leone mangia un cacciatore”. Molte frasi sono formate in questo modo: un soggetto che fa qualcosa; l’azione che il soggetto compie; l’oggetto al quale è rivolta l’azione. In questo caso c’è il leone, che è il soggetto; c’è l’azione che compie il leone; c’è il povero cacciatore oggetto dell’azione del leone.
Se però sposto questi tre elementi della mia frase, la frase cambia. Ad esempio: Un cacciatore mangia un leone”.

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Un punto. Un punto è soltanto un punto; punto e basta.
Se pensiamo alla geometria, un punto si mette in un punto qualsiasi di una superficie. Se c’è qualcosa, una superficie, possiamo mettere un punto. Noi potremmo anche immaginarci una superficie e mettere un punto su questa superficie immaginaria. Un punto.

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Due punti. Due punti identificano una retta. Se metto due punti su una superficie, li unisco ed ottengo una retta, cioé una linea. Questa linea è su una superficie, non importa dove sia la superficie. Due punti su una superficie identificano una linea retta. Per quel che ci riguarda in questo help!… di racconto: due punti su una superficie creano una linea retta. Una linea.

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Tre punti identificano un piano. Tre punti posti su di una superficie, uniti insieme, identificano un piano. Se ho tre punti su una qualunque superficie, posso unirli insieme e quello che ottengo è un piano. Il piano è delimitato dalle linee ; le linee sono formate unendo i punti; i punti sono stati messi su una superficie (abbiamo parlato di punti, poi di linee, poi di piano). Per quello che ci riguarda: tre punti creano un piano. Un piano.
Da questa breve e noiosa spiegazione geometrica, si può passare ora al nostro racconto (tenendo a mente che un punto può essere un punto del racconto; una linea può essere una linea del racconto; un piano può essere il piano del racconto).